“Lumbolos cum panicio” una cotoletta del 1148

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pergamena cotoletta

Milano, l’Archivio di Sant’Ambrogio
mostra i suoi tesori dopo 900 anni

La sala di San Satiro, fra la basilica e la residenza dell’Abate, da biblioteca privata si trasforma in una sala di consultazione per studiosi e appassionati. Rivelando tesori che vanno dalle lettere di santa Chiara Messale dell’incoronazione’ di Gian Galeazzo Visconti e alla prima menzione della cotoletta alla milanese.

Le lettere di santa Chiara, il ‘Messale dell’incoronazione’ di Gian Galeazzo Visconti, ma anche la prima menzione del lumbolos cum panicio, ossia la cotoletta alla milanese: sono alcuni dei tesori conservati nell’Archivio capitolare di Sant’Ambrogio, aperti alla città di Milano dopo 900 anni grazie alla ristrutturazione della sala San Satiro, piccolo luogo raccolto tra la basilica e la residenza dell’Abate che da biblioteca privata è stata trasformata dagli architetti Michela Spinola e Giovanni Antonelli Dudan in una moderna sala di consultazione per studiosi e non solo.

“A pochi giorni della tradizionale festa patronale, giorno dell’investitura ufficiale di Ambrogio a vescovo di Milano – ha detto monsignor Erminio De Scalzi, abate della basilica, inaugurando il nuovo spazio – abbiamo voluto fare un dono a Milano, nella convinzione che la carità culturale sia oggi necessaria e urgente come la carità materiale”. L’archivio ha trovato posto in due sale. La prima è destinata al ricevimento e dedicata alla memoria del bombardamento del 1943.

Ma è la seconda a ospitare il ricco patrimonio di documenti, alcuni risalenti a prima dell’anno Mille, custoditi dalla Basilica. Qui sono conservati un fondo antico di 55 volumi manoscritti in pergamena datati dal IX al XVII secolo e 1.200 pergamene dello stesso periodo, che ricostruiscono giorno per giorno la vita all’ombra della chiesa, ma anche opere preziose

come il messale dell’incoronazione di Gian Galeazzo Visconti a duca di Milano del 1395 e quattro lettere autografe scritte da santa Chiara ad Agnese di Boemia fra il 1230 e il 1240. E poi testimonianze della vita del tempo, da verbali di processi a compravendite, fino a curiosità come questa pergamena del 1148 che, descrivendo un pranzo offerto ai canonici dall’abate di Sant’Ambrogio, riporta la più antica menzione del piatto tipico cittadino: la cotoletta alla milanese

Tratto da Repubblica.it – Milano
http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/12/03/news/milano_l_archivio_di_sant_ambrogio_mostra_i_suoi_tesori_dopo_900_anni-72594872/

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  1. Noi diciamo scaloppa alla milanese perché il vitello è tagliato a fette sottili, la cotoletta essendo un taglio di carne con l’osso. Ma ho incontrato degli italiani in Francia che dicevano “cotoletta alla milanese” anche quando si tratta di una “scaloppa” e non ho mai capito il perché. C’è una ragione o sono io che sbaglio qualcosa ?

    Buona sera Deborah !

    Alex

    • In realtà la scaloppa rimane più umida. Scaloppine al vino bianco o al limone sono carni di vitello infarinate, rosolate nel burro o nell’olio e bagnate con vino o limone.
      La cotoletta invece è un taglio di carne con l’osso dimensione brontosauro passato nell’uovo e nel pane grattato e poi fritto. Una goduria.

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